diari di viaggio – vol. 2

In quell’isola sembra che ci arrivi perché ti mollano da un’astronave. Un’eruzione, nel XVIII secolo ha sconvolto il paesaggio, già di per sè stravolto da una precedente eruzione secoli prima. Un microcosmo di colori e forme e sfumature che muta in continuazione lasciandoti senza fiato ad ogni angolo.

Il desiderio più grande, irresistibile e irrefrenabile era quello di spogliarmi e posare nuda in mezzo a quella natura incontaminata, a quegli spazi infiniti e brulli. Appartenere al paesaggio, divenire con esso un’espressione della natura stessa, candore e purezza, nudità completa, assoluta e senza peccato.

Peccato il tempo… alle canarie regna il tepore, con una temperatura media costante intorno ai 26 gradi e la brezza degli alisei che accarezza il territorio e la pelle nuda delle turiste come me. Peccato che il mio arrivo abbia coinciso con giusto una perturbazione atlantica: pioggia, venti fortissimi e 12 gradi di massima.

Mi son fatta coraggio, ho portato pazienza, mi son tenuta pronta ad ogni raggio di luce che filtrasse dalle nuvole e mi sono fiondata prontamente davanti all’obiettivo ogni volta che si è presentata la situazione propizia.
Ho avuto però anche modo di studiare il territorio, di scovare gli angoli più suggestivi e segreti dell’isola, le ambientazioni più estreme che postessero mettere in risalto il contrasto tra la desolazione degli spazi aperti e la freschezza del mio corpo senza veli.

Non ho mai posato con maggior piacere come in quei pochi giorni: era una ricerca continua della “location”, un continuo togliermi e mettermi i vestiti, scegliere accessori. Certo nelle spiagge era più facile levarsi gli abiti, non eravamo certo gli unici naturisti – sebbene una cosa è prendere il sole, altra cosa è posare per delle fotografie: la gente fa avanti in dietro, si ferma a guardare, commenta… facendo crescere l’imbarazzo e scemare l’entusiasmo – ma spogliarsi a pochi metri dalla strada, in un luogo battuto da escursionisti e turisti ti da altre sensazioni, altri brividi.

E quindi eccoci arrivati alle foto, che spero piacciano, anche se i commenti purtroppo non corrispondono alle visite :(
Nel dettaglio ho realizzato questi scatti in una piccola radura dove della roccia sedimentaria è stata pian piano erosa dal vento che ha formato colonne, archi, gallerie.

 

6 thoughts on “diari di viaggio – vol. 2

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