Proprio riguardando queste foto mi è tornato in mente un episodio che appartiene molto alla leggerezza che talvolta fa breccia nella mia personalità. Accadono episodi di genuina malizia completamente inattesi e spontanei, ma che si fissano nella mia memoria per la loro spregiudicatezza e imprevedibilità…
Era un caldo agosto di qualche anno fa. Appartamento in affitto in una palazzina al mare. Uno di quei villaggi che emergono da una stagione all’altra in mezzo al nulla: degli agglomerati di cemento senza senso oltre a quello della mera speculazione. Delle cattedrali, enormi monumenti alla bruttezza che servono a vendere gelati e pizze, oltre qualche grigliata di pesce surgelato al modico prezzo del PIL di qualche paese del terzo mondo.
Appartamento al secondo piano. Proprio di fronte, a una ventina di metri, la terrazza di una villetta a schiera, frutto di una precedente speculazione ormai esauritasi. Niente aria condizionata: ancora l’optional non è ritenuto indispensabile; quindi finestre aperte, finestre spalancate nel vano tentativo di ridurre l’afa.
Altro stratagemma è stare con meno vestiti addosso. In questa sono brava. Me lo conferma il dirimpettaio che su quella stessa terrazza non mi toglie gli occhi di dosso e non si lascia sfuggire i miei passaggi con abiti corti e leggeri.
Lo trovo lì tutte le sere, neanche fossi il tg, pronto a rubare un pezzettino della mia nudità qualora se ne presentasse l’occasione. Rientro dalla spiaggia e mi butto in doccia per cancellare dalla mia pelle ogni traccia del sale e della sabbia della spiaggia. Mi godo le mie meritate vacanza, mi rilasso sotto il getto d’acqua. Mi perdo nel rumore degli schizzi che picchiettano sul mio corpo, mi copro di schiuma e mi sciacquo. Mi coccolo a lungo, lascio che la mollezza si impossessi delle mie membra e chiudo l’acqua giusto un momento prima che la doccia diventi nociva anziché ristoratrice. Mi faccio spazio tra le nebbie del bagno, cerco alla cieca un asciugamano per coprirmi la testa e un telo per coprire la mia nudità.
E finalmente esco da quella porta, sbuco dal bagno così come venere saltava fuori dall’ostrica. Due passi non di più e mi trovo a faccia a faccia con quel vicino curioso.
Mi si ferma il respiro, i nostri sguardi si incrociano, mi irrigidisco in un istante: un istante che dura un’eternità. Catapultata nella scena di un film recito la mia scena più importante in un lento scorrere di immagini.
Parte tutto con un sorriso: languido, malizioso, imbarazzato… le mani si lanciano sul telo, con una afferro un lembo, con l’altra sciolgo il tessuto ripiegato; allargo le braccia e quel tessuto le segue aprendosi come le ali di un cigno… ma certo il mio spettatore non rimane incantato dalle mie piume. Nè tantomeno teme che io voli via.
Il telo cade a terra con un tonfo sordo lasciandomi completamente nuda. Irriverente, senza pudore, con un atteggiamento di sfida affronto il mio amante virtuale. Afferro il tubetto di crema, prendo una sedia e comincio a massaggiarmi il corpo, con lentezza e voluttà. Ogni tanto alzo lo sguardo e cerco il mio spettatore. E’ ancora lì, percepisco la sua eccitazione e la sua immensa soddisfazione nell’assistere ad uno spettacolo che neanche nei suoi sogni migliori avrebbe mai immaginato.
Il gioco è piacevole, divertente, tanto che ripeterò quello stesso spettacolo nelle sere successive…









































l’unica considerazione che mi viene, pressappoco, è riassumibile come “capitano sempre agli altri queste fortune…”
x caso quel villaggio era altanea?
e chi se lo ricorda… son passati talmente tanti anni!
giusto,scusa, dimenticavo che “non sei + giovane”….